Sayōnara Evangelion – Il mistero [3/5]

Benvenuti al terzo capitolo dell’approfondimento dedicato al mistero del Rebuild, siamo al giro di boa!
Nel capitolo precedente abbiamo analizzato i dialoghi di Kaworu in Shin Evangelion e siamo arrivati a un’interpretazione coerente, in grado di spiegare le motivazioni dell’angelo e l’enigma degli incontri ripetuti con Shinji. Sulla base di numerosi elementi, sia linguistici, sia visivi, abbiamo definito una teoria che descrive la storia del Rebuild come una narrazione circolare che continua a ripetersi ciclicamente, chiusa all’interno di un anello temporale originato da Kaworu e dal suo desiderio di stare insieme a Shinji. In particolare, se così fosse, ci sarebbe una certa somiglianza tra le azioni di Kaworu e quelle di Homura in Puella Magi Madoka Magica: entrambi desiderano rincontrare la persona più importante della loro vita e per farlo riavvolgono il tempo. Ovviamente nel caso delle maghette il ciclo temporale è un dato di fatto, poiché la serie mostra esplicitamente questo evento, mentre nel caso del Rebuild si tratta di una teoria, ma data la sua potenza esplicativa vale la pena approfondire il legame tra le due opere. In questo excursus esploreremo quindi questo legame, se esiste davvero e se può dirci qualcosa di interessante sul Rebuild, e poi vedremo un’altra storia molto intrigante. Siete pronti? Buona lettura.


CAPITOLO 3.0

EXCURSUS: Inherit the Wishes and Curses

Anche i geni sono ispirati da qualcosa, no? Quando si guardano solo anime e manga, come nel mio caso, se poi ti viene in mente qualcosa e la realizzi all’improvviso spesso scopri che era solo qualcosa che avevi dimenticato dentro di te, e c’è sempre qualche fonte originale alle spalle. Quando di colpo te ne accorgi, capisci: «Ah, era quella cosa…», e ti senti un po’ a disagio. Beh, non c’è niente da fare, poiché non guardi altro che cose del genere. Stai solo tirando fuori inconsciamente ciò che si è sedimentato dentro di te. Anche i geni, se vogliono trasformare in musica o in un romanzo l’emozione provata guardando un fiore, devono prima riconoscere veramente quel fiore, altrimenti non possono creare né musica né romanzi. Gli esseri umani non possono creare qualcosa dal nulla.

Hideaki Anno, Shizo Evangelion

Una delle caratteristiche più evidenti delle opere di Anno, in particolar modo per quanto riguarda Evangelion, è il fatto di avere numerose fonti di ispirazione tra tutto ciò che si è sedimentato nel regista nel corso della sua vita, come anime, manga, film, libri, e così via.
Se in Neon Genesis Evangelion alcuni tra i principali riferimenti sono Nausicaä della Valle del Vento, Devilman, Space Runaway Ideon, 2001: Odissea nello spazio, UFO, i film di Kihachi Okamoto e i romanzi di Ryu Murakami, nel Rebuild si aggiungono in modo palese almeno due opere da cui sono stati presi vari spunti, ovvero la serie tokusatsu Ultraman e l’anime Puella Magi Madoka Magica. Mentre il primo ha trovato spazio come background utile per definire gli eventi che riguardano gli Adams e gli Impact, il secondo ha avuto un ruolo nello sviluppo degli elementi più enigmatici della storia. Nella prima parte di questo capitolo esploreremo proprio gli elementi in comune tra Madoka Magica e il Rebuild. In seguito, volgeremo lo sguardo all’opera che dà il titolo all’ultimo film della tetralogia, cioè il romanzo di fantascienza Thrice Upon a Time di James P. Hogan, e vedremo se ci sono somiglianze tra Shin Evangelion e il libro.

#1 – PUELLA MAGI MADOKA MAGICA

Come abbiamo visto nel capitolo precedente è possibile tracciare un parallelismo tra le azioni di Kaworu e quelle di Homura, ma per essere sicuri che Madoka Magica sia davvero una buona fonte d’ispirazione per il Rebuild dobbiamo verificare se ci sono ulteriori somiglianze tra le due opere. Infatti, un’inquadratura simile, uno stesso nome, una parola ritenuta importante in due opere diverse, potrebbero essere solo frutto del caso, fortuite coincidenze o al più degli omaggi, senza implicare realmente un pattern comune alle due storie. Ma se le somiglianze iniziano a essere varie, allora la questione cambia. Come si suol dire: «Una coincidenza è una coincidenza, due coincidenze sono un indizio e tre coincidenze sono una prova.»

#1.1 – LUCE E OSCURITÀ
Un primo elemento in comune tra Madoka Magica e il Rebuild si riscontra in alcuni termini che vengono usati in entrambe le opere. Consideriamo il seguente dialogo tratto dall’episodio 2 di Madoka Magica:

願いから産まれるのが魔法少女だとすれば、魔女は呪いから産まれた存在なんだ。
魔法少女が希望を振りまくように、魔女は絶望を蒔き散らす。
Negai kara umareru no ga mahō shōjo da to sureba, majo wa noroi kara umareta sonzai nan da. Mahō shōjo ga kibō o furimaku yō ni, majo wa zetsubō o makichirasu.

KYUBEY: Se le ragazze magiche nascono dai desideri, allora le streghe sono esseri nati dalle maledizioni. Proprio come le ragazze magiche spargono speranza, le streghe seminano disperazione.

In una manciata di parole vengono concentrati quattro termini fondamentali: 願い (ねがい negai), “desiderio”, 呪い (のろい noroi), “maledizione”, 希望 (きぼう kibō), “speranza” e 絶望 (ぜつぼう zetsubō) “disperazione”. I desideri possono portare le ragazze a diventare ragazze magiche, 魔法少女 (まほうしょうじょ mahō shōjo), in grado di spargere la speranza, mentre dalle maledizioni nascono le streghe, 魔女 (まじょ majo), che seminano la disperazione.


Kyubey, la creatura che stipula contratti con le ragazze per trasformarle in “ragazze magiche” in modo che possano combattere le streghe.

Questi stessi termini vengono usati nel Rebuild in varie circostanze, ne vediamo alcune di seguito.

行きなさいシンジ君!誰かのためじゃない! あなた自身の願いのためにっ!
Ikinasai, Shinji-kun! Dareka no tame ja nai! Anata jishin no negai no tame ni!

MISATO: Vai, Shinji! Non per qualcun altro! Ma per il tuo stesso desiderio!


だから今、碇は自分の願いを叶えるためにあらゆる犠牲を払っている。
Dakara ima, Ikari wa jibun no negai o kanaeru tame ni arayuru gisei o haratte iru.

FUYUTSUKI: Quindi, adesso Ikari sta pagando ogni tipo di sacrificio per realizzare il proprio desiderio.

Questi sono due esempi in cui si parla di desideri. In Evangelion: 2.0 Shinji risveglia l’Eva-01 cercando di salvare Rei dal decimo angelo, e facendo questo provoca l’apertura della Porta del Guf. Misato gli urla di andare avanti, lo incita a smettere di pilotare perché “glielo ordinano”, perché “deve proteggere l’umanità” o perché “vuole l’approvazione del padre”, non deve farlo a vantaggio di qualcun altro o per qualche motivo altruistico, bensì deve pilotare l’Eva per soddisfare puramente i propri desideri. Invece in Evangelion: 3.0 è Fuyutsuki che rivela un po’ cosa bolle in pentola: Gendo ha un desiderio e sta sacrificando ogni cosa per cercare di realizzarlo. A posteriori sappiamo che questo desiderio riguarda il mondo senza A.T. Field e il rincontro con la moglie Yui. In entrambi i casi i desideri sono legati a doppio filo agli Eva, perché è attraverso di questi che è possibile realizzarli.
Così come in Madoka Magica il potere conferito alle ragazze permette loro di diventare delle maghe in grado di usare la magia, nel Rebuild il potere degli Eva consente a chi li manovra di poter fare cose straordinarie, proprio nel senso di fuori dall’ordinario. Il desiderio può essere il punto di partenza che dà forma alla magia, ad esempio un desiderio di rincontro come quello di Homura si concretizza nella magia di riavvolgere il tempo all’indietro, ma un desiderio può anche essere il fine che si vuole realizzare usando degli strumenti eccezionali come gli Eva, le lance e l’Oggetto Golgota. Nelle due opere i desideri sono elementi centrali della trama e delle riflessioni che vengono espresse: cosa si è disposti a sacrificare pur di realizzare un desiderio? Tale desiderio è coerente con la propria autenticità o dipende da condizioni interne o esterne che ne influenzano la limpidezza? Ma soprattutto, se il desiderio venisse esaudito veramente che cosa comporterebbe da un punto di vista più ampio?


Misato in Evangelion:2.0 incita Shinji a esaudire il proprio desiderio.

リリンの呪いとエヴァの覚醒リスクは僕が引き受けるよ。
Ririn no noroi to Eva no kakusei risuku wa boku ga hikiukeru yo.

KAWORU: Sarò io a farmi carico della maledizione dei Lilin e del rischio del risveglio dell’Eva.


二人でリリンの希望となろう。
Futari de Ririn no kibō to narou.

KAWORU: Insieme, diventiamo la speranza dei Lilin.

Queste battute di Kaworu sono interessanti perché esplicitano i concetti di speranza e maledizione in relazione ai Lilin, cioè gli esseri umani.
Secondo Kaworu la speranza dell’umanità è il ripristino del mondo, e lui e Shinji hanno la possibilità concreta di realizzarla attraverso l’Eva-13 e le lance, poiché sono gli strumenti che possono canalizzare le speranze in desideri e trasformare questi ultimi in realtà. In quest’ottica, calando la locuzione latina «finché c’è vita, c’è speranza» in Evangelion, potremmo pensare di reinterpretarla come: «finché ci sono gli Eva, c’è speranza». Eppure non è detto che realizzare un desiderio significhi solo soddisfare le speranze, in quanto potrebbero esserci degli effetti collaterali che conducono alla disperazione.
La maledizione dei Lilin che Kaworu si accolla non è solo il DSS Choker indossato da Shinji, ma è anche il peso della punizione che Shinji deve portare sulle spalle a causa di ciò che aveva fatto. Abbiamo quindi un collegamento tra il desiderio che Shinji aveva cercato di realizzare in Evangelion: 2.0 attraverso l’Eva e la maledizione che deve sopportare a causa degli eventi. La maledizione assume quindi i contorni della responsabilità, citando un aforisma diventato popolare grazie a Spiderman: «da grandi poteri derivano grandi responsabilità». Shinji aveva desiderato di salvare Rei a discapito di ciò che sarebbe accaduto a sé stesso e al mondo, quindi di fatto ha sacrificato queste cose e le ha trasformate nei pesi di cui dovrà assumersi la responsabilità in futuro. Usando una metafora, possiamo dire che presi come a sé stanti i desideri sembrano ragionevoli, ma esaminati da un punto di vista più ampio sono come delle coperte corte, in quanto possono avere sia lati favorevoli sia lati avversi. Per esempio, il desiderio di avere successo può dare soddisfazione e autonomia, ma anche sottrarre tempo agli affetti e alimentare la competizione; quello di essere belli può spingere a prendersi cura di sé, ma può anche sviluppare insicurezze portando il soggetto a inseguire standard estetici irraggiungibili; quello di ottenere tutto e subito può rendere la vita più comoda, ma anche aumentare il ritmo di vita, il consumo di risorse e trasferire i costi della nostra comodità sugli altri e sull’ambiente. Persino il desiderio di proteggere qualcuno, per quanto nobile, può diventare deleterio perché può portarci a decidere al suo posto o a ignorare le conseguenze che le nostre azioni avranno su altre persone.
Il problema, dunque, non è necessariamente il desiderio in sé, ma la difficoltà di valutarlo al di fuori dei suoi effetti immediati e individuali. Ogni desiderio, quando viene perseguito, privilegia qualcosa a discapito di qualcos’altro, e la sua realizzazione può produrre conseguenze che non avevamo previsto o che non eravamo disposti ad accettare. La questione diventa allora capire non soltanto che cosa desideriamo e che cosa siamo disposti a sacrificare per ottenerlo, ma anche se ciò che desideriamo contribuisca davvero al nostro benessere e a quello altrui. Ed è qui che nasce la maledizione: perché non va tutto come vorrei? Perché devo prendermi la responsabilità di qualcosa che non volevo?


Kaworu e l’Eva-13 in Evangelion:3.0.

Anche in Madoka Magica le speranze, le preghiere e i desideri conducono verso le maledizioni e la disperazione, infatti come dice Kyubey nell’episodio 11:

数え切れないほど大勢の少女がインキュベーターと契約し、希望を叶え、そして絶望に身を委ねていった。
祈りから始まり、呪いで終わるーーこれまで数多の魔法少女たちが繰り返してきたサイクルだ。
中には歴史に転機をもたらし、社会を新しいステージへと導いた子たちも大勢いた。
彼女たちを裏切ったのは、僕たちではなく、むしろ自分自身の祈りだよ。
どんな希望も、それが条理にそぐわないものである限り、必ず何らかの歪みを生み出すことになる。
やがてそこから災厄が生じるのは当然の摂理だ。
そんな当たり前の結末を、裏切リだというのなら、そもそも願い事なんですること自体が間違いなのさ。
Kazoekirenai hodo ōzei no shōjo ga Inkyubētā to keiyaku shi, kibō o kanae, soshite zetsubō ni mi o yudane te itta.
Inori kara hajimari, noroi de owaru — koremade amata no mahō shōjo-tachi ga kurikaeshite kita saikuru da.
Naka ni wa rekishi ni tenki o motarashi, shakai o atarashii sutēji e to michibiita ko-tachi mo ōzei ita.
Kanojo-tachi o uragitta no wa, boku-tachi de wa naku, mushiro jibun jishin no inori da yo.
Donna kibō mo, sore ga jōri ni soguwanai mono de aru kagiri, kanarazu nanraka no yugami o umidasu koto ni naru.
Yagate soko kara saiyaku ga shōjiru no wa tōzen no setsuri da.
Sonna atarimae no ketsumatsu o, uragiri da to iu no nara, somosomo negaigoto nandesuru koto jitai ga machigai na no sa.

KYUBEY: Una moltitudine incalcolabile di ragazze ha stipulato un contratto con gli Incubator, ha realizzato il proprio desiderio, e poi si è abbandonata alla disperazione.
Inizia con una preghiera e finisce con una maledizione: è il ciclo che numerose ragazze magiche hanno continuato a ripetere finora.
Tra loro, ce ne sono state molte che hanno portato a un punto di svolta nella storia e guidato la società verso una nuova fase.
Non siamo stati noi a tradirle, ma piuttosto le loro stesse preghiere.
Qualsiasi speranza, finché non è conforme alla logica naturale delle cose, finirà sicuramente per generare qualche tipo di distorsione.
Che prima o poi accada un disastro è una legge universale ovvia.
Se chiami tradimento un esito così scontato, allora il fatto stesso di esprimere un desiderio è un errore fin dall’inizio.

Secondo Kyubey il motivo per cui avviene questo ciclo di luce e oscurità dipende dal fatto che le speranze e i desideri non sono conformi alla logica naturale delle cose. I desideri nascono da una determinata prospettiva sulla realtà e mirano a soddisfare un bisogno, colmare una mancanza o modificare una situazione, tuttavia la prospettiva individuale è necessariamente parziale, e la realizzazione di un desiderio può produrre conseguenze che vanno al di là delle intenzioni di chi lo esprime. È per questo che un desiderio può provocare delle conseguenze indesiderate che provocano turbamenti. Come dicevamo prima il punto è che nella realtà non sembra che sia possibile concepire un desiderio perfetto, capace di tenere conto di ogni elemento, soddisfare ogni necessità e risolvere ogni problema senza trascurare nulla o generare effetti collaterali. Questo non significa che desiderare sia sbagliato in senso assoluto, né che ogni speranza sia destinata a trasformarsi in disperazione. Significa piuttosto che il soddisfacimento di un desiderio non coincide necessariamente con il raggiungimento di un benessere complessivo, proprio e altrui. Tra ciò che speriamo di ottenere e ciò che la sua realizzazione comporta si apre uno spazio in cui possono emergere contraddizioni, sacrifici e conseguenze inattese. È in questo spazio che possono prendere forma il disagio, l’inquietudine e, quando le conseguenze si rivelano insostenibili, la disperazione. È questo discorso che accomuna Madoka Magica e il Rebuild of Evangelion.


Kyubey svela a Madoka il ciclo di speranza e disperazione a cui sono destinate le ragazze magiche.

Ricordiamo che in Evangelion: 3.0 Kaworu dice che «i desideri e le maledizioni rimangono nel mondo», come a dire che questi elementi sono ineliminabili, sono insiti nella natura umana e nel tessuto stesso del mondo, quindi gli esseri senzienti non possono fare a meno che continuare a girare all’interno di questa ruota. E cosa afferma la seconda delle Quattro Nobili Verità del Buddhismo? Spiega che l’origine della sofferenza risiede nel desiderio, nell’attaccamento e nell’ignoranza. Gli esseri umani hanno sempre la possibilità di sperare, tuttavia, come dice Fuyutsuki in Shin Evangelion: «è anche nella natura umana aggrapparsi a questa malattia chiamata speranza e affogarvi». L’attaccamento alla speranza e ai desideri porta a perdersi tra maledizioni e sofferenze. È come il gioco d’azzardo: non è mai abbastanza, si vorrebbe sempre di più. Rievocando il mito del vaso di Pandora il filosofo Nietzsche definì la speranza come «il peggiore dei mali, perché prolunga il tormento degli uomini».
In Shin Evangelion questo confronto degli opposti viene menzionato più volte, come possiamo notare dalle battute seguenti.

私たちは、神に屈した補完計画による絶望のリセットではなく、希望のコンティニューを選びます。
Watashitachi wa, kami ni kushita hokkan keikaku ni yoru zetsubō no risetto de wa naku, kibō no kontinyū o erabimasu.

RITSUKO: Noi scegliamo il “continua” della speranza, non il “reset” della disperazione che deriva dal Progetto per il Perfezionamento e dalla sottomissione a dio.


第十三のエヴァ。希望の初号機と対を成す、絶望の機体だ。
Dai jūsan no Eva. Kibō no shogōki to tsui o nasu, zetsubō no kitai da.

GENDO: Il tredicesimo Eva è l’Unità della disperazione, che forma una coppia di opposti con l’Unità 01 della speranza.


神が与えた希望の槍カシウスと絶望の槍ロンギヌス。
Kami ga ataeta kibō no yari Kashiusu to zetsubō no yari Ronginusu.

MARI: Dio ci ha donato la Lancia della speranza, Cassius, e la Lancia della disperazione, Longinus.

Il “reset” del Perfezionamento è il vuoto della disperazione, l’arrendersi al destino, l’abbandonarsi al “non c’è più niente da fare”, mentre il “continue” della speranza è l’andare avanti, il continuare a credere che ci sia sempre una scintilla di luce per cui vale la pena di vivere. L’Eva-13 rappresenta la disperazione, mentre l’Eva-01 viene associato alla speranza. Perfino le lance sacre sono immerse in questo dualismo: Longinus è la disperazione, Cassius è la speranza. Il Rebuild, in particolar modo l’ultimo film, fa di questo dualismo un punto cardine della narrazione.
Come si può interrompere, dunque, questo ciclo in cui la speranza può trasformarsi in disperazione? Evangelion non ci lancia slogan come «se vuoi, puoi», o «se ci credi e ti impegni, ce la fai». C’è sicuramente uno sprone a crederci e a impegnarsi fino in fondo, come ricorre spesso in una certa retorica motivazionale, presente anche nelle narrazioni giapponesi, ma il punto non è il traguardo, né il semplice fatto di riuscire a ottenere il risultato desiderato. La risposta suggerita da Shin Evangelion è che la volontà e la saggezza ci possano aiutare a trovare una strada tra il cielo della speranza e l’abisso della disperazione. La volontà ci permette di agire per provare a cambiare le cose, mentre la saggezza ci aiuta a comprendere il contesto, a riconoscere i limiti delle nostre possibilità e, soprattutto, a considerare le conseguenze delle nostre scelte. Insieme, ci consentono di esaminare i nostri pensieri e le nostre azioni e ci spingono ad assumerci le responsabilità che ne derivano. La volontà senza saggezza è una forza cieca, che può sfociare nell’aggressività e diventare pericolosa; la saggezza senza volontà, al contrario, rischia di ridursi a una riflessione interminabile, una stasi incapace di tradursi in decisioni e azioni. Per questo sono necessarie entrambe, tuttavia, nessuna delle due può garantirci che le cose andranno come speriamo e vogliamo, poiché non tutto può essere previsto, controllato o ricondotto alla condizione che vorremmo.
Ecco perché Shin Evangelion ci invita innanzitutto a riconoscere le incertezze e le contraddizioni irriducibili dell’esistenza, nonché le nostre debolezze e i nostri limiti, per poi imparare a conviverci senza pretendere che ogni cosa debba andare secondo i nostri desideri. Confrontarsi con i propri impulsi, con i propri pensieri e i propri comportamenti, così come con gli altri e con la realtà stessa, è l’intricato passaggio per riscoprire la propria natura e riflettere su di essa, accogliendo la propria luce e la propria oscurità, non al fine di accettarle tout court, ma per comprenderle, imparare a gestirle e, quando possibile, trasformarle in nuove possibilità. È solo attraverso questo processo che possiamo cercare un equilibrio tra la nostra autenticità e il mondo in cui viviamo.


Disperazione e speranza in Evangelion.

#1.2 – DESTINO

Un altro termine che merita un approfondimento è 運命 (unmei), “destino”, poiché viene menzionato spesso sia in Madoka Magica sia nel Rebuild. Vediamo alcuni esempi di seguito.

そうまでして、鹿目まどかの運命を変えたいのかい?
Sō made shite, Kaname Madoka no unmei o kaetai no kai?

KYUBEY: Vuoi davvero cambiare il destino di Madoka Kaname, fino a questo punto?
[episodio 8]


この宝石が濁りきって黒く染まるとき、私たちはグリーフシードになり、魔女として生まれ変わる…それが魔法少女になった者の、逃れられない運命。
Kono hōseki ga nigorikitte kuroku somaru toki, watashitachi wa gurīfu shīdo ni nari, majo toshite umarekawaru… sore ga mahō shōjo ni natta mono no, nogararenai unmei.

HOMURA: Quando questa gemma sarà completamente contaminata e si tingerà di nero, diventerà un Grief Seed, e noi rinasceremo come streghe… questo è il destino inevitabile di chi diventa una ragazza magica.
[episodio 9]


同じ時間を何度も巡り、たったひとつの出口を探る。あなたを絶望の運命から救い出す道を…
Onaji jikan o nando mo meguri, tatta hitotsu no deguchi o saguru. Anata o zetsubō no unmei kara sukuidasu michi o…

HOMURA: Attraverserò ciclicamente lo stesso tempo per molte volte, cercando l’unica via d’uscita. La strada per salvarti da un destino di disperazione…
[episodio 10]

Nel Rebuild si parla di ragazzi il cui destino è stato programmato, di un’umanità che ha due destini assegnati da dio, cioè l’annientamento o il Perfezionamento, e di un luogo – l’Oggetto Golgota – dove è possibile cambiare il destino, quindi è un tema molto presente nell’opera e si intreccia con quello dei desideri e delle maledizioni. In Madoka Magica le maghe sono destinate a diventare streghe, e le loro speranze sono destinate a trasformarsi naturalmente in disperazione perché non conformi con la logica delle cose; nel Rebuild i piloti sono destinati a pilotare gli Eva per via di un piano più grande, mentre l’umanità che si abbevera dalla fonte della speranza finisce per affogare nella disperazione, in quanto non riesce a prendere sulle proprie spalle il peso della responsabilità dei propri desideri e delle maledizioni collaterali. In entrambe le opere pulsa una domanda: le persone sono schiave del proprio destino o possono cambiarlo?


Il destino di Madoka e quello di Homura.

#1.3 – DESIDERIO DI RIPETIZIONE

In questa sezione approfondiremo il desiderio di Homura, espresso nell’episodio 10, in modo tale da capire bene in cosa consiste e che cosa provoca.

あなたと契約すれば、どんな願いも叶えられるの?
私は……。私は、鹿目さんとの出会いをやり直したい。彼女に守られる私じゃなくて、彼女を守る私になりたい。
Anata to keiyaku sureba, donna negai mo kanaerareru no?
Watashi wa… watashi wa, Kaname-san to no deai o yarinaoshitai.
Kanojo ni mamorareru watashi ja nakute, kanojo o mamoru watashi ni naritai.

HOMURA: Se faccio un contratto con te, qualsiasi desiderio può essere esaudito?
Io… Io vorrei rifare da capo l’incontro con Kaname.
Non voglio più essere quella protetta da lei, ma diventare colei che la protegge.

Come avevamo già detto in precedenza Homura desidera rifare da capo l’incontro con Madoka. Il verbo usato è やり直したい (yarinaoshitai), forma desiderativa, piana, affermativa del verbo やり直す (yarinaosu), composto da やる (yaru), “fare”, e 直す (naosu), “correggere”, quindi complessivamente significa “fare per correggere”, cioè “rifare da capo”, “riprovare”, “ricominciare”. Vi faccio notare che è lo stesso identico verbo usato da Shinji in Evangelion: 3.0 quando dice che una volta prese le lance potrà rifare tutto da capo, come abbiamo visto nel primo capitolo di questo viaggio. Per esaudire questo desiderio Kyubey dona a Homura il potere di modificare il tempo, e nell’episodio 11 ci sono numerosi dettagli in merito come possiamo leggere nella battuta seguente.


Il desiderio di Homura.

時間遡行者、暁美ほむら。
過去の可能性を切り替えることで数多の平行世界を横断し、君が望む結末を求めてこの一ヶ月間を繰り返してきたんだね。
君の存在が、ひとつの疑問に答えを出してくれた。何故、鹿目まどかが魔法少女としてあれほど破格の素質を備えていたのか…今なら納得いく仮説が立てられる。
魔法少女としての潜在力はね、背負い込んだ因果の量で決まってくる。
一国の女王や救世主ならともかく、ごく平凡な人生だけを与えられてきたまどかに、どうしてあれほど莫大な因果の糸が集中してしまったのか不可解だった。
だが…ねえほむら、ひょっとしてまどかは、君が同じ時間を繰り返すごとに、強力な魔法少女になっていったんじゃないのかい?
…やっぱりね。原因は君にあったんだ。正しくは君の魔法の副作用、というべきかな。
君が時間を巻き戻してきた理由はただひとつ、鹿目まどかの安否だ。
同じ理由と目的で何度も時間を遡るうちに、君は幾つもの平行世界を螺旋状に束ねてしまったんだろう。鹿目まどかの存在を中心軸にして、ね。
その結果、決して絡まるはずのなかった平行世界の因果線が、すべて今の時間軸のまどかに連結されてしまったとしたら…彼女の、あの途方もない魔力係数にも納得がいく。
君が繰り返してきた時間、その中で循環した因果のすべてが、巡り巡って鹿目まどかに繋がってしまったのさ。あらゆる出来事の元凶として、ね。
お手柄だよ、ほむら。君がまどかを最強の魔女に育ててくれたんだ。

Jikan sokōsha, Akemi Homura.
Kako no kanōsei o kirikaeru koto de amata no heikō sekai o ōdan shi, kimi ga nozomu ketsumatsu o motomete kono ikkagetsukan o kurikaeshite kitanda ne.
Kimi no sonzai ga, hitotsu no gimon ni kotae o dashite kureta. Naze, Kaname Madoka ga mahō shōjo to shite are hodo hakaku no soshitsu o sonaete ita no ka… ima nara nattoku iku kasetsu ga taterareru.
Mahō shōjo to shite no senzairyoku wa ne, seoi konda inga no ryō de kimatte kuru.
Ikkoku no joō ya kyūseishu nara tomokaku, goku heibon na jinsei dake o ataerarete kita Madoka ni, dōshite are hodo bakudai na inga no ito ga shūchū shite shimatta no ka fukakai datta.
Daga… nee Homura, hyotto shite Madoka wa, kimi ga onaji jikan o kurikaesu goto ni, kyōryoku na mahō shōjo ni natte ittan janai no kai?
…Yappari ne. Gen’in wa kimi ni attanda. Tadashiku wa kimi no mahō no fukusayō, to iu beki kana.
Kimi ga jikan o makimodoshite kita riyū wa tada hitotsu, Kaname Madoka no anpi da.
Onaji riyū to mokuteki de nando mo jikan o sakanoboru uchi ni, kimi wa ikutsumo no heikō sekai o rasenjō ni tabanete shimattandarō. Kaname Madoka no sonzai o chūshinjiku ni shite, ne.
Sono kekka, kesshite karamawaru hazu no nakatta heikō sekai no ingasen ga, subete ima no jikanjiku no Madoka ni renketsu sarete shimatta to shitara… kanojo no, ano tohō mo nai maryoku keisū ni mo nattoku ga iku.
Kimi ga kurikaeshite kita jikan, sono naka de junkan shita inga no subete ga, meguri megutte Kaname Madoka ni tsunagatte shimatta no sa. Arayuru dekigoto no genkyō to shite, ne.
Otegara da yo, Homura. Kimi ga Madoka o saikyō no majo ni sodatete kureta nda.

KYUBEY: Colei che viaggia a ritroso nel tempo, Homura Akemi.
Commutando le possibilità del passato, attraversando numerosi mondi paralleli, hai continuato a ripetere questo mese cercando l’esito che desideri, vero?
La tua esistenza ha fornito una risposta a una domanda: perché Madoka Kaname possedeva un’attitudine così eccezionale come ragazza magica? Ora posso formulare un’ipotesi convincente.
Sai, il potenziale di una ragazza magica è determinato dalla quantità di causalità karmica che si porta con sé.
Una cosa è se fosse la regina di un regno o una salvatrice, ma per una come Madoka, che ha avuto solo una vita del tutto ordinaria, era incomprensibile che una quantità enorme di fili di causalità karmica si fosse concentrata su di lei.
Ma dimmi, Homura… non è che forse Madoka, ogni volta che tu ripetevi lo stesso tempo, diventava una ragazza magica sempre più potente?
Come pensavo. La causa eri tu. O meglio, l’effetto collaterale della tua magia… forse dovremmo dire così.
Hai continuato a riavvolgere il tempo per un solo motivo: l’incolumità di Madoka Kaname.
Nel corso di molti viaggi a ritroso nel tempo, per via dello stesso motivo e obiettivo, probabilmente hai finito per legare numerosi mondi paralleli in una spirale, usando l’esistenza di Madoka Kaname come asse centrale.
Di conseguenza, se le linee di causalità karmica dei mondi paralleli, che non avrebbero mai dovuto intrecciarsi, si fossero tutte collegate alla Madoka di quest’asse temporale… allora anche quel suo smisurato coefficiente di potere magico avrebbe senso.
Tutta la causalità karmica che è circolata nel tempo che hai continuato a ripetere, girando e rigirando è finita per convergere su Madoka Kaname. Come causa di ogni singolo evento, capisci?
È un risultato notevole, Homura. Sei stata tu a far diventare Madoka la strega più potente.

Ho riportato l’intera spiegazione di Kyubey per chi fosse interessato, tuttavia, non staremo qui ad analizzarla punto per punto. Ciò che ci importa sono solo alcuni termini specifici che vengono usati.
Innanzitutto, partiamo dall’espressione 時間遡行者 (jikan sokōsha), composta da 時間 (jikan), “tempo”, 遡行 (sokō), che indica l’azione di “risalire”, “andare a ritroso” e 者 (sha), suffisso nominale che significa “persona che”, quindi complessivamente Kyubey dice che «Homura è colei che va a ritroso nel tempo». Homura risale il flusso del tempo all’indietro, similmente a un salmone che risale la corrente di un fiume, e ritorna nello stato in cui era un mese prima degli eventi presenti, con l’unica differenza che porta con sé la consapevolezza del futuro. Nell’ottava frase Kyubey usa il verbo 巻き戻す (makimodosu), “riavvolgere”, per dire che finora Homura ha riavvolto il tempo molte volte, quindi è in grado di agire sul tempo come se fosse un nastro e di volta in volta lo riporta indietro arrotolandolo fino al punto desiderato, che coincide con il risveglio in ospedale prima dell’incontro con Madoka.
Notiamo che si parla più volte di 平行世界 (heikō sekai), “mondi paralleli”, il che significa che ogni volta che Homura ha riavvolto il tempo ha generato una nuova realtà. Nel continuare a ripetere queste azioni, Homura ha finito per legare insieme questi mondi paralleli grazie a un elemento comune a tutti che faceva da centro, una sorta di asse di rotazione per queste realtà: l’esistenza di Madoka. Homura ha fatto tutto per l’incolumità di Madoka, al punto che questa è diventata il centro della spirale che lega insieme i vari mondi. Kyubey usa il termine 因果 (いんが inga), letteralmente “causa-effetto”, ossia una relazione causale, concetto che assume un’importanza particolare nel Buddhismo sotto il nome di 因果律 (ingaritsu), “legge di causa-effetto” o “legge del karma”, motivo per cui tra le traduzioni di 因果 (inga) c’è anche “karma”, sebbene in generale quest’ultimo sia più propriamente scritto come 業 (ごう gō). Il legame, come abbiamo visto in precedenza, è molto stretto: le azioni (karma) guidate dalle intenzioni (cetanā) sono responsabili della catena di causa-effetto e influenzano il futuro degli esseri, perlomeno fino a quando tali intenzioni non vengono purificate, ovvero sradicate dall’ignoranza, dall’attaccamento e dall’avversione. Per mantenere questo doppio significato ho preferito usare entrambi i termini, quindi nel testo ho tradotto 因果 (inga) usando “causalità karmica”. Secondo Kyubey questa “causalità karmica” si sviluppa in 糸 (ito), “fili”, e di conseguenza, nel legare insieme i mondi paralleli, i vari fili di causalità karmica si sono intrecciati intorno a Madoka a ogni iterazione, rendendola di volta in volta sempre più potente. Ora, poiché le intenzioni di Homura sono radicate nell’attaccamento verso Madoka, il parallelismo con il Buddhismo è evidente: l’anello temporale dei mondi paralleli entro cui la storia si ripete altro non è che un riflesso concettuale del saṃsāra buddhista, il ciclo di vita, morte e rinascita a cui ogni essere senziente è soggetto fino a quando non purifica le proprie intenzioni. Homura, Madoka e tutti gli altri personaggi che sono intrappolati in questo ciclo temporale, sono condannati a rivivere speranze e disperazioni, desideri e maledizioni, similmente a come gli esseri senzienti sono condannati a vivere nel saṃsāra e a provare sofferenza e turbamenti.


Per evitare la morte di Madoka, Homura riavvolge il tempo all’indietro e i fili di causalità karmica avvolgono l’amica.

A questo punto ci possiamo chiedere se il Rebuild, e in particolare la storia di Kaworu, abbia delle somiglianze con questi elementi della storia di Homura. È doveroso specificare che rispetto a Madoka Magica, che esplicita chiaramente la terminologia e ciò che accade attraverso dialoghi e scene, Evangelion rimane molto più implicito e quindi molto più criptico.
Quali che siano i motivi dietro alla scelta di lasciare le cose in ombra, la prima cosa che possiamo fare è notare dei pattern comuni tra le due opere per quanto riguarda gli eventi che si verificano. In Madoka Magica Homura desidera rifare da capo l’incontro con Madoka per diventare colei che la protegge, nel Rebuild Kaworu desidera rincontrare Shinji per renderlo felice; Homura chiede a Kyubey di esaudire il proprio desiderio, Kaworu affianca i nomi nel Libro della Vita in modo tale da permettere il rincontro; Homura si risveglia nello stesso letto d’ospedale, Kaworu si risveglia nella stessa bara sulla Luna; facendo questo Homura evita la strega Walpurgisnacht (Notte di Walpurgis) e la morte di Madoka, mentre Kaworu evita il Perfezionamento dell’Umanità.

繰り返す…私は何度でも繰り返す。
Kurikaesu… watashi wa nando demo kurikaesu.

HOMURA: Ripeterò… ripeterò anche innumerevoli volte.

Questa battuta pronunciata da Homura verso la fine dell’episodio 10 è molto importante, infatti, è davvero molto simile ad alcune affermazioni di Kaworu che abbiamo già visto.

同じことを何度も繰り返す。
Onaji koto o nando mo kurikaesu.

KAWORU: Ripeti molte volte la stessa cosa.


何度でも会うさ。
Nando demo au sa.

KAWORU: Ci incontreremo anche innumerevoli volte.

Entrambi i personaggi usano il verbo 繰り返す (kurikaesu), “ripetere”, e l’avverbio 何度でも (nando demo), “anche innumerevoli volte [se sarà necessario]”. Curiosità: il titolo della canzone finale del film La città incantata dello Studio Ghibli è いつも何度でも (Itsumo nando demo), “Sempre, anche infinite volte”.
L’idea che Kaworu vada a ritroso nel tempo come Homura non solo sarebbe in linea con quanto accade in Madoka Magica, diventando quindi l’ennesima somiglianza tra le due opere, ma sarebbe anche una soluzione coerente con quanto mostrato nel Rebuild. Ripristinare il mondo e riscrivere la propria storia sono cose che, come abbiamo visto in precedenza, si possono fare riportando indietro il tempo. Poiché in Madoka Magica viene usato il verbo 巻き戻す (makimodosu), “riavvolgere”, per spiegare la magia temporale adoperata da Homura, mentre nel Rebuild Shinji usa il verbo 戻す (modosu), “far tornare indietro”, in forma non passata, negativa, per dire che la sua intenzione è quella di «non far tornare indietro il tempo», allora ha senso pensare che se avesse voluto fare il contrario avrebbe potuto farlo, proprio come Homura. Di conseguenza è possibile che Kaworu abbia fatto proprio questo: riportare indietro il tempo riavvolgendolo come se fosse un nastro.
Quanto all’idea dei “mondi paralleli”, questa espressione non viene mai usata nel Rebuild, perciò se Kaworu riavvolge il tempo e torna davvero indietro come Homura, non sappiamo se lo fa nella stessa linea temporale oppure in una linea temporale parallela che si viene a generare. D’altra parte per il rasoio di Occam tenderei a escludere l’idea che nel Rebuild esistano molte linee temporali parallele, semplicemente perché è un esubero a cui non si fa mai riferimento, come avviene invece in Madoka Magica, e tenderei a privilegiare l’idea di un universo con una singola linea temporale che di volta in volta viene riavvolta senza generare ulteriori copie parallele di sé. L’unica cosa che sappiamo è che nell’Oggetto Golgota Shinji dice di essersi ricordato di aver incontrato Kaworu molte volte in quel luogo, che probabilmente è l’Oggetto Golgota stesso, indice del fatto che in qualche forma in lui ci sono i ricordi di ciò che ha vissuto nelle iterazioni precedenti, quindi una sorta di continuità della memoria è presente. Anche per questo accumulo di ricordi tenderei a sbilanciarmi verso l’opzione della linea temporale singola, in quanto memorie relative alla stessa persona anziché a delle sue versioni multiple. Ovviamente questa è la impressione sulla base di quello che ci viene detto e mostrato.
In tutto ciò il punto fondamentale è che entrambe le opere si rispecchiano nel Buddhismo: in Madoka Magica il ciclo del saṃsāra è l’anello temporale entro cui si ripete la storia delle maghe e delle streghe, mentre nel Rebuild il ciclo del saṃsāra è l’anello temporale entro cui si ripete la storia narrata nella tetralogia cinematografica.


Kaworu e Homura.

#1.4 – DESIDERIO DI LIBERAZIONE

Per finire vediamo il desiderio che Madoka esprime nell’episodio 12.

すべての魔女を、産まれる前に消し去りたい。すべての宇宙、過去と未来のすべての魔女を、この手で。
今日まで魔女と戦ってきたみんなをーー希望を信じた魔法少女を、わたしは泣かせたくない。最後まで笑顔でいてほしい。
それを邪魔するルールなんて、壊してやる。 変えてやる!
これがわたしの祈り…わたしの願い。
さあ、叶えてよ。インキュベーター!
Subete no majo o, umareru mae ni keshisaritai. Subete no uchuu, kako to mirai no subete no majo o, kono te de.
Kyō made majo to tatakatte kita minna o—kibō o shinjita mahō shōjo o, watashi wa nakasetakunai. Saigo made egao de ite hoshii.
Sore o jama suru rūru nante, kowashite yaru. Kaete yaru!
Kore ga watashi no inori… watashi no negai.
Saa, kanaete yo. Inkyubētā!!

MADOKA: Voglio eliminare tutte le streghe prima che nascano. In tutto l’universo, tutte le streghe del passato e del futuro, con queste mani.
Non voglio far piangere tutte coloro che hanno combattuto contro le streghe fino a oggi, le ragazze magiche che hanno creduto nella speranza. Desidero che restino con il sorriso fino alla fine.
Qualsiasi regola che ostacoli questo, la distruggerò! La cambierò!
Questa è la mia preghiera, il mio desiderio.
Ora, esaudiscilo! Incubator!!


そんな祈りが叶うとすれば、それは時間干渉なんてレベルじゃない。
因果律そのものに対する叛逆だ!
Sonna inori ga kanau to sureba, sore wa jikan kanshō nante reberu ja nai.
Ingaritsu sono mono ni taisuru hangyaku da!
Kimi wa… kami ni demo naru tsumori na no ka?

KYUBEY: Se una preghiera del genere dovesse realizzarsi, non si tratterebbe semplicemente di un’interferenza temporale. Sarebbe una ribellione contro la legge di causalità stessa! Tu… hai addirittura intenzione di diventare una divinità?


Il desiderio di Madoka.

Madoka esprime un desiderio che va a cambiare le regole stesse dell’universo, infatti, Kyubey parla di ribellione contro la legge di causa-effetto/causalità, 因果律 (ingaritsu). Dunque, se finora le speranze non conformi alla logica delle cose si trasformavano in disperazione, Madoka va a cambiare quest’ordine universale in modo tale che la speranza non abbandoni mai le ragazze magiche. Eliminare le streghe in ogni luogo e in ogni tempo provoca la rottura del ciclo di luce e oscurità che ha sempre avvolto l’animo delle ragazze magiche. Dal punto di vista buddhista ciò equivale all’intenzione purificata dalle radici che provocano la permanenza nel ciclo di vita, morte e rinascita, infatti nel momento in cui Madoka esprime questo desiderio si libera dal ciclo temporale di Homura e libera le ragazze magiche dal ciclo di sofferenze, mentre la sua mente raggiunge una visione chiara della realtà in ogni luogo e in ogni tempo. Tuttavia, ciò non significa che la sofferenza scompare e la vita diventa un parco giochi, non è così, infatti, nel finale della serie TV scompaiono le streghe ma al loro posto compaiono gli spettri, i nuovi nemici, ovvero le nuove inquietudini contro cui le ragazze magiche sono chiamate a combattere. La differenza sostanziale è che rispetto alle streghe gli spettri non nascono dall’animo delle ragazze magiche, indice del fatto che il nemico delle ragazze non è più racchiuso nel loro mondo interiore ma si trova all’esterno di esso.
Dietro il velo della rappresentazione scenica, il problema che la serie TV affronta fin dall’inizio è la gestione delle emozioni dell’animo delle ragazze durante la fase dello sviluppo dei caratteri sessuali secondari, 第二次性徴期 (dainiji seichōki), cioè durante la pubertà. Come afferma Kyubey nell’episodio 9, gli Incubator convertono le emozioni umane in energia per evitare la morte termica dell’universo, e il modo più efficiente che hanno trovato è raccogliere l’energia associata alla transizione tra speranza e disperazione delle ragazze nel periodo della pubertà. Ecco perché hanno creato il sistema delle maghe e delle streghe. Durante il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta si verificano cambiamenti cerebrali, ormonali, fisici, emotivi e sociali, e l’individuo si ritrova a sperimentare tutta una serie di sensazioni che scombussolano lo stato d’animo in una centrifuga di sbalzi d’umore, dove le emozioni, come felicità e tristezza, sono vissute in maniera intensa, amplificata, fino a quando non si impara a conoscere e a gestire questa nuova dimensione dell’essere senza lasciarsi sopraffare.
È in quest’ottica che bisogna inquadrare Madoka Magica e la risposta che dà al problema della disillusione e della sofferenza. Nella burrasca delle emozioni, sballottati qua e là tra ideali e realtà, tra gioia e dolore, tra desideri e maledizioni, bisogna continuare a credere anche nella situazione più buia. Nel confronto e nello scontro con sé stessi, con gli altri e con il mondo, alla ricerca di una stabilità, di un equilibrio, anzi di porsi nella prospettiva più negativa, si deve mantenere accesa una scintilla che rappresenta tutto ciò che potrebbe ancora esistere di positivo, anche se magari non lo si vede o non affiora alla mente. In questo modo, pur percependo e vivendo il dolore, senza nasconderlo sotto un tappeto, non ci si abbandona totalmente a esso in modo distruttivo, poiché il bagliore della speranza lascia aperta la porta della possibilità verso altri momenti di serenità e felicità. Ovviamente, ciò non significa illudersi con false speranze, è più sottile di così, significa ridimensionare la propria esperienza nella dimensione presente, senza gonfiarla a tutta la propria esistenza e senza dare per scontato che il futuro sia solo nero e privo di luci.
La speranza desiderata da Madoka è come il punto luminoso dello Yang all’interno dell’oscurità dello Yin, è imperituro e non si spegnerà mai. Se tanto mi dà tanto, allora nel finale del terzo film, Madoka Magica – La storia della ribellione, Homura diventa il punto oscuro dello Yin all’interno della luce dello Yang. L’affetto di Homura nei confronti di Madoka è tale da non accettare l’effetto collaterale del desiderio dell’amica, cioè la sua ascensione a divinità e la conseguente scomparsa dal mondo terreno. Ecco perché, anzi di abbracciare la speranza finale nel momento della dipartita, decide di intromettersi nell’operato divino di Madoka per separarla dal principio universale in cui si è trasformata. Da questa prospettiva sono curioso di vedere se e come hanno sviluppato il conflitto di ideali e la relazione tra Madoka e Homura nel quarto film, Madoka Magica – Il risveglio di Walpurgisnacht.


Ultimate Madoka.

君が言うように、宇宙のルールが書き換えられてしまったのだとすれば、今の僕らにそれを確かめる手段なんてない訳だし。君だけがその記憶を持ち越しているのだとしても、それは君の頭の中にしかない夢物語と区別がつかない。
Kimi ga iu you ni, uchuu no ruuru ga kakikaerarete shimatta no da to sureba, ima no bokura ni sore o tashikameru shudan nante nai wake da shi. Kimi dake ga sono kioku o mochikoshite iru no da to shite mo, sore wa kimi no atama no naka ni shika nai yumemonogatari to kubetsu ga tsukanai.

KYUBEY: Se, come dici tu, le regole dell’universo sono state davvero riscritte, allora per noi, adesso, non c’è alcun modo per verificarlo. Anche ammesso che solo tu abbia conservato quel ricordo, non si può distinguere da una fantasia che esiste solo nella tua testa.

Questa battuta di Kyubey avviene nell’universo riorganizzato dal desiderio di Madoka. È interessante notare la presenza del verbo 書き換える(kakikaeru), “cambiare per iscritto”, per descrivere ciò che è accaduto all’universo secondo Homura: Madoka ha riscritto le regole dell’universo. Ciò è in linea con il desiderio della protagonista di distruggere e cambiare le regole, nonché con l’osservazione di Kyubey secondo cui un tale desiderio avrebbe sovrastato la legge di causalità. Ma soprattutto, questo è un ulteriore parallelismo tra Madoka Magica e il Rebuild, dove il concetto di riscrittura riveste un ruolo importante.
In Shin Evangelion il desiderio di Shinji si avvicina a quello di Madoka, poiché così come la ragazza riscrive la realtà eliminando tutte le streghe e liberando le ragazze da questa maledizione, il ragazzo riscrive il mondo affinché non ci sia più bisogno degli Eva, liberando di conseguenza i piloti e tutti gli esseri da questo legame maledetto. In un certo senso la volontà di Shinji è quasi un non-desiderio, qualcosa di simile alla richiesta espressa da Kagome, la coprotagonista del manga Inuyasha di Rumiko Takahashi, che alla fine fa estinguere la Sfera degli Shikon, il gioiello dei desideri, in modo tale da interrompere il ciclo di sofferenze che provoca. In tutte e tre le opere possiamo riscontrare un legame con il Buddhismo: il desiderio di liberazione dalle streghe, dagli Eva e dalla Sfera degli Shikon, è un riflesso dell’intenzione pura che estingue la catena di causa-effetto, portando la mente nello stato di chiarezza e luminosità dove non c’è sofferenza. Ovviamente in Evangelion lo stato di liberazione privo di turbamenti è quello del Perfezionamento, ma non possiamo non riconoscere nel desiderio di cancellazione degli Eva una qualche forma di libertà, che non è totale ed estesa a tutti gli ambiti della vita, ma riguarda questo legame di dipendenza che vincola i pensieri e i comportamenti delle persone. Liberare le persone da questa necessità, implica liberarle dal ciclo di sofferenze strettamente collegato a questa dipendenza, ed è già qualcosa di importante da cui partire.
Come abbiamo visto nel primo articolo, la risposta che fornisce Shin Evangelion fa diversi passi avanti rispetto a quella fornita nel finale di Madoka Magica, infatti crea una terza via tra speranza e disperazione caratterizzata da 意志 (ishi), “volontà” e 知恵 (chie), “saggezza”, per accogliere sé stessi, gli altri e il mondo nella rispettiva autenticità, ありのまま (ari no mama), “essere così com’è”. Non che sia una strada facile, ma è sicuramente qualcosa su cui riflettere.


Il desiderio di Shinji e il desiderio di Kagome.

さやかは? おい、さやかはどうした!?
Sayaka wa? Oi, Sayaka wa doushita!?

KYOKO: E Sayaka? Ehi, che fine ha fatto Sayaka?


逝ってしまったわ。円環の理に導かれて。
Itte shimatta wa. Enkan no kotowari ni michibikarete.

MAMI: Se n’è andata. Guidata dal Principio del Ciclo.

Concludiamo con questo scambio in cui viene citato il misterioso 円環の理 (enkan no kotowari), concetto poi fondamentale nel film Madoka Magica – La storia della ribellione. Il primo termine è 円環 (enkan), lo stesso usato da Kaworu in Shin Evangelion, e significa “ciclo circolare”. Il secondo termine è 理, che si pronuncia lǐ in cinese e kotowari nella lettura nativa giapponese, e la sua origine è legata alla lavorazione della giada grezza, che veniva lucidata seguendone le venature naturali. Da qui si è passati gradualmente al significato di “struttura interna” o “ordine intrinseco delle cose”, arrivando fino al concetto astratto dei “principi che governano la realtà”. Così come in Madoka Magica c’è il “Principio del Ciclo Circolare” (nell’adattamento italiano è chiamato “Legge della ruota”), in Shin Evangelion c’è la “storia del ciclo circolare”. Coincidenze? Non credo proprio.
Nel numero 21 della rivista Otona Anime, lo sceneggiatore di Madoka Magica, Gen Urobuchi, ha rivelato che: «nel mondo riscritto da Madoka il “Principio del Ciclo” è una leggenda trasmessa oralmente tra le ragazze magiche. Quindi, non è che Mami se lo sia inventato lì per lì in quella scena. È qualcosa che probabilmente conoscevano anche Sayaka e Kyoko. In quella scena, l’unica a sentirlo per la prima volta è Homura, che arriva da una linea temporale diversa.»
Infine, notiamo che il nome Madoka è scritto in hiragana come まどか, ma la maggior parte dei giapponesi ha un nome in kanji, quindi consultando un dizionario dei nomi possiamo verificare che uno dei kanji più comuni per まどか è proprio 円, lo stesso usato per “cerchio”. Con questo in mente, 円環の理 (enkan no kotowari), cioè il “Principio del Ciclo Circolare”, si può interpretare come “Principio del Ciclo di Madoka”. Come dicono Mami e Kyubey nell’episodio finale, a causa del proprio desiderio Madoka diventa 概念 (gainen), “concetto”, l’idea universale che sta alla base della salvezza delle ragazze magiche, le cui Soul Gem vengono purificate prima della morte per evitare la nascita delle streghe. Il trailer finale del film Madoka Magica – Il risveglio di Walpurgisnacht riassume e conferma in modo esplicito che 円環の理 (enkan no kotowari) è la leggenda delle ragazze magiche, che indica il mondo in cui si dice che vadano coloro che un giorno esauriscono le forze, e al contempo denota la divinità che lo governa, cioè Madoka. Lei è la speranza che le ragazze magiche vedono alla fine. E allora la domanda viene spontanea: non è che anche il concetto di 円環 (enkan) presente in Shin Evangelion nasconde una doppia interpretazione? Lo scopriremo nel prossimo capitolo.


Principio del Ciclo & Storia del Ciclo

A valle di tutto ciò possiamo dire con ragionevole certezza che i parallelismi tra il Rebuild e Madoka Magica non sono solo coincidenze o semplici omaggi, bensì avvicinano le due opere in termini di pattern narrativo. Certo, ci sono delle differenze, da una parte si parla di maghe e dall’altra di piloti di mecha, ma il succo è quasi lo stesso. I desideri e le maledizioni, la speranza e la disperazione, il ruolo del destino, il ripetersi degli eventi, la scelta di liberare da questo loop il mondo e le persone che lo abitano, l’idea di un ciclo circolare legato a un principio oppure a una storia, tutti questi elementi in comune ci rivelano che le due opere seguono lo stesso binario, parlando delle stesse cose nello stesso modo.

#2 – THRICE UPON A TIME

Come sappiamo ogni film del Rebuild ha due titoli, uno in giapponese e l’altro in inglese, e nel caso dell’ultimo film, シン・エヴァンゲリオン劇場版𝄇 (Shin Evangelion Versione Cinematografica), il secondo titolo è Evangelion: 3.0+1.0 Thrice Upon a Time. Dal punto di vista letterario Thrice Upon a Time è un chiaro omaggio all’omonimo romanzo di fantascienza del 1980 scritto da James Patrick Hogan. Sappiamo che Anno ama molto inserire questi riferimenti nelle sue opere, in particolare negli episodi finali, e infatti un altro romanzo di Hogan è stato citato nell’episodio conclusivo di Nadia – Il mistero della Pietra Azzurra, il cui titolo Eredita le stelle (星を継ぐ者⋯ Hoshi o tsugu mono…) rimanda al primo libro del Ciclo dei Giganti dell’autore britannico, intitolato appunto Inherit the Stars (noto in Italia come Lo scheletro impossibile). Thrice Upon a Time è una storia sci-fi che tratta la possibilità di inviare messaggi nel futuro e nel passato, e ha avuto anche una trasposizione a fumetti dal titolo 未来からのホットライン (Mirai kara no hotline), Linea diretta dal futuro, ad opera del mangaka Yukinobu Hoshino, autore di 2001 Nights, che ha adattato anche il suddetto Eredita le stelle.


Thrice Upon a Time: romanzo e manga.

#2.1 – TRAMA

La storia inizia nel dicembre 2009 in Scozia, quando Murdoch e il suo amico Lee vanno a fare visita a Sir Charles Ross, nonno di Murdoch e premio Nobel per la fisica delle particelle. Lo scienziato mostra ai due ospiti l’incredibile invenzione che ha costruito: una macchina del tempo che è in grado di inviare messaggi nel futuro e nel passato. Dopo una prima prova che li lascia sbalorditi Murdoch e Lee iniziano a testare la macchina, interrogandosi su ciò che accade e sulla natura della realtà fisica, prendendo in considerazione due principali modelli: gli universi paralleli e gli universi seriali. La prima idea, quella degli universi paralleli rispetto al tempo, viene scartata perché non si adatta ai risultati dei test effettuati. Invece l’idea degli universi seriali nel tempo sembra essere più plausibile.

Questo modello sarebbe come una processione di barche che scorrono lungo un fiume con la corrente, dove il fiume è la linea temporale e ogni barca è uno degli infiniti universi che la percorrono in sequenza. Ogni barca sarebbe accompagnata dalle proprie circostanze presenti, che evolverebbero continuamente fornendo i ricordi del passato; tuttavia, un passato così ricordato non sarebbe necessariamente identico o simile agli eventi vissuti da un’altra barca più a monte. Di conseguenza una chiazza di alghe galleggianti potrebbe costituire una caratteristica permanente nell’universo di una barca, ma non esistere affatto negli universi osservati dalle altre.

Inviare messaggi usando la macchina significa mettere in comunicazione tra loro universi relativi a barche diverse, il che è coerente con ciò che sperimentano i protagonisti, eppure anche questo modello non li convince del tutto. Un abitante di un universo seriale del tipo “barca” sarebbe in grado di influenzare ciò che accade agli altri universi-barca dietro di lui, cioè quelli che lo seguono, informando i loro occupanti di cose che lui conosce ma che loro non hanno ancora incontrato; tuttavia, nulla di ciò che fa potrebbe mai alterare la propria situazione, che deriverebbe dagli eventi dell’universo-barca a cui appartiene. In altre parole, non sarebbe in grado di cambiare il proprio passato. In un modello del genere si può comunicare con gli altri universi e influenzare quelli che sono nel passato rispetto a noi, ma il proprio universo e quelli futuri non subirebbero alcun cambiamento. In altre parole i cambiamenti non si propagano tra gli universi dal passato al futuro, ogni universo è una bolla indipendente.


Sir Charles spiega il modello degli universi seriali nel tempo usando la metafora delle barche in sequenza su un fiume. Pagina del manga colorata artificialmente.

Ben presto, continuando a fare dei test con la macchina, i protagonisti scoprono che i loro dubbi sono fondati e capiscono che gli universi non sono tra loro slegati, bensì sono indissolubilmente connessi: modificare gli eventi di un universo passato influisce non solo sul futuro di quell’universo mentre evolve nel tempo, ma anche sui presenti di tutti gli altri universi futuri che si trovano davanti a esso. Il modello definitivo è sempre seriale, ma è più complesso. Sir Charles suggerisce che gli elementi alla base dell’universo, cioè le particelle, ossia i quanti di massa-energia, abbiano un’estensione temporale reale, e quindi esistano come “fili quantistici” che si estendono nel tempo. Di conseguenza, secondo questo modello, il singolo universo è solo una parte di un continuum più grande, un’infinità di universi seriali nel tempo, ognuno dei quali contiene particelle che si estendono attraverso questo continuum sotto forma di fili quantistici.

«Provate a pensare a un’analogia bidimensionale», suggerì Murdoch. «Immaginate che l’universo sia piatto, e che tutto ciò che contiene sia piatto. È un piano, d’accordo? Ora formate un continuum solido impilando insieme un numero infinito di piani a spessore zero come quelli, come le pagine di un libro infinitamente spesso. Ogni pagina è un universo. Le particelle fondamentali sono particelle d’inchiostro, e formano sagome di caratteri, cioè oggetti.
Ma a differenza di un libro ordinario, in cui tutte le pagine sono diverse, le particelle d’inchiostro proseguono attraverso le pagine come “fili”, cosicché i modelli che formano possono cambiare solo gradualmente, non bruscamente. Inoltre, tutte le pagine si muovono insieme in una direzione lungo i fili, mentre scivolano giù lungo il pendio dell’entropia. Quindi chiunque si trovi all’interno di uno di quegli universi — noi, per esempio — vedrà i modelli cambiare in sequenza. Questo è ciò che lui chiama tempo.»

Normalmente la linea temporale è stabile, ma se si usa la macchina per informare un universo passato di cambiare un evento, allora il futuro della linea temporale viene resettato, o meglio, il cambiamento si propaga attraverso i fili quantistici provocando la riorganizzazione di tutto il futuro della linea temporale: in pratica la storia temporale viene sovrascritta come se fosse il nastro di una videocassetta.


Murdoch spiega la connessione tra gli universi seriali nel tempo secondo il modello dei fili quantistici. Pagina del manga colorata artificialmente.

Tra un capitolo e l’altro, mentre vengono fatti vari test con la macchina e vengono presentati nuovi personaggi, Murdoch conosce una giovane donna di nome Anne e in breve tempo i due si innamorano. Nel frattempo nell’impianto di Burghead in Scozia, dove Anne lavora come medico, sono stati ultimati i preparativi per l’avvio di un reattore a fusione nucleare, progetto commissionato dal Consorzio Europeo per la Fusione per competere con le tecnologie degli Statunitensi e dei Sovietici. A questo punto la trama entra nel vivo e molti eventi si verificano. In primo luogo tantissimi micro buchi neri vengono prodotti dal reattore e causano piccolissimi danni qua e là per il mondo, ma in seguito crescono e mettono in serio pericolo l’intero pianeta che rischia di essere consumato da queste anomalie gravitazionali. Per evitare la catastrofe viene usata la macchina del tempo e la linea temporale viene resettata, nel passato il reattore non viene acceso e il disastro viene scongiurato. In secondo luogo un’epidemia si diffonde nella costa occidentale degli Stati Uniti e mette a rischio la vita di moltissime persone, per salvare la popolazione viene creato un vaccino, ma ormai è troppo tardi: non solo alcuni lotti risultano difettosi, ma il contagio è troppo diffuso e non c’è modo di curare la malattia dopo l’attivazione del virus, quindi migliaia di persone sono condannate a morte. L’unica soluzione è riavvolgere il tempo informando del pericolo chi di dovere, di conseguenza la macchina del tempo viene riattivata e viene spedito un messaggio nel passato contenente informazioni sia sui buchi neri sia sul vaccino, la linea temporale subisce quindi un reset ulteriore e finalmente l’umanità è salva dai due pericoli che nel futuro l’avevano messa in crisi. Anche questa terza volta, come nelle due precedenti, Murdoch e Anne si incontrano.


Incontro tra Murdoch e Anne tratto dal manga. Versione colorata artificialmente.

#2.2 – CONSIDERAZIONI

Bene, questa è la trama del romanzo in breve. Il titolo Thrice Upon a Time, letteralmente “tre volte nel tempo”, indica il numero di volte che Murdoch e Anne si incontrano nonostante i reset temporali. Quindi come prima cosa ci possiamo chiedere: perché lo stesso titolo è stato scelto per l’ultimo film del Rebuild? La risposta arriva direttamente dal booklet presente nell’edizione home video.

庵野秀明はすでに2度、1995年10月4日から放送されたテレビシリーズ『新世紀エヴァンゲリオン』と、1997年7月19日に公開された『新世紀エヴァンゲリオン劇場版 Air/まごころを、君に』とで「エヴァの物語」を終わらせてきた。
そして3度目の完結にあたる本作では、ポスター等のキャッチコピーが「さらば、全てのエヴァンゲリオン」と、「エヴァ世界」全体との決別を宣言するかのようなものになっている。

Anno Hideaki wa sudeni nido, 1995-nen 10-gatsu 4-nichi kara hōsō sareta terebi shirīzu Shin Seiki Evangerion to, 1997-nen 7-gatsu 19-nichi ni kōkai sareta Shin Seiki Evangerion Gekijōban: Air/Magokoro o, kimi ni to de “Eva no monogatari” o owarasete kita.
Soshite san-do-me no kanketsu ni ataru honsaku de wa, posutā-tō no kyacchi kopī ga “Saraba, subete no Evangerion” to, “Eva sekai” zentai to no ketsubetsu o sengen suru ka no yō na mono ni natte iru.

Hideaki Anno aveva già concluso la “storia di Eva” due volte: la prima con la serie televisiva Neon Genesis Evangelion, andata in onda dal 4 ottobre 1995, la seconda con il film Neon Genesis Evangelion: The End of Evangelion (Air/A te, il mio animo sincero), uscito il 19 luglio 1997.
E in quest’opera [Shin Evangelion], che rappresenta la terza conclusione, lo slogan sui poster e su altro materiale — «Addio, a tutti gli Evangelion» — è qualcosa che sembra dichiarare il distacco definitivo dall’intero “mondo di Eva”.

Una serie TV, un revival cinematografico, una tetralogia di nuovi film. Tre opere, tre finali. Fin qui ci siamo, non è che ci fosse bisogno del booklet per dire che Hideaki Anno ha realizzato tre volte Evangelion nella sua carriera. Siamo nel campo delle idee, della scrittura e della messa in scena, un autore che pensa e ripensa allo stesso soggetto più volte per concretizzarlo, per farlo rinascere e per ricostruirlo. Un blob ribollente nell’Iperuranio che è stato messo a fuoco da più angolazioni, le cui forme, sfumature e variazioni sono state scritte e riscritte più volte nel corso del tempo, in modo tale da imprimerle su pellicola dandogli sostanza reale. Ma forse non è questo il punto. O perlomeno, potrebbe non essere solo questo. “C’era tre volte Evangelion” potrebbe celare qualcosa che va al di là della pura e semplice indicazione dei tre formati audiovisivi esistenti sul piano extratestuale, ora come ora non possiamo escluderlo.


Illustrazione promozionale del manga colorata artificialmente.

Tornando alla trama del romanzo notiamo che non ci sono plateali elementi in comune con il Rebuild e in particolare con Shin Evangelion, tuttavia ci sono alcuni punti che secondo me vale la pena prendere in considerazione, perché possono aiutarci a capire, o quanto meno darci degli indizi su come inquadrare correttamente la tetralogia di Evangelion.
Innanzitutto nel romanzo di Hogan ci sono due enormi problemi che mettono in pericolo l’umanità, ossia lo sciame di buchi neri e il virus dell’omnisclerosi, e per evitarli viene usata la macchina del tempo. Questo pattern, catastrofe e riavvolgimento temporale, ci porta dritti a Madoka Magica, infatti la strega Walpurgisnacht è un cataclisma quasi impossibile da abbattere e Homura non trova altra soluzione che riportare indietro il tempo più volte per provare a sconfiggerla e salvare Madoka. Abbiamo visto che il Rebuild ha molti elementi in comune con Madoka Magica, in particolare l’idea secondo cui Kaworu riavvolge il tempo e ripete il ciclo per evitare il Perfezionamento si adatta benissimo a ciò che fa Homura, e ora sappiamo che trova pieno riscontro anche nel romanzo Thrice Upon a Time da cui Shin Evangelion prende il titolo. Un po’ troppo per essere un caso o per pensare che Kaworu faccia qualcosa di diverso.
Inoltre, un altro elemento interessante è che nel romanzo non si parla di viaggi nel tempo, come possono essere quelli di Ritorno al futuro, bensì si parla di una macchina in grado di inviare messaggi, e quindi informazioni, nel passato attraverso le fantascientifiche “onde tau”, un’idea che Hogan collega alla collisione tra particelle elementari. Se ripensiamo a quando Kaworu dice che «il diffondersi della volontà, come informazione, va a cambiare il mondo… un giorno, riscriverò anche ciò che mi riguarda», non possiamo non notare una somiglianza con il romanzo. Se Kaworu risale il tempo all’indietro riscrivendo sé stesso con le informazioni future, e quindi conservando almeno una parte della memoria dei cicli precedenti, allora fa qualcosa di paragonabile a ciò che fa la macchina descritta nel romanzo. L’invio di informazioni indietro nel tempo può potenzialmente cambiare il futuro del mondo, poiché sapendo qualcosa a priori è possibile fare qualcosa per farla o non farla accadere, come nel caso dei buchi neri o della strega Walpurgisnacht. Tuttavia, in base ai dialoghi analizzati e in assenza di dati riguardanti le iterazioni precedenti di Kaworu, siamo giunti alla conclusione che l’angelo non cambia nulla sua sponte, bensì ripete il ciclo con l’intento di essere felice aiutando Shinji fino a quando non sarà quest’ultimo a scegliere un’alternativa.
In particolare, abbiamo visto che nel romanzo l’invio di un messaggio indietro nel tempo provoca il reset della linea temporale, che si riorganizza attraverso i fili quantistici a seconda della nuova strada intrapresa, cambiando gli eventi e le versioni di sé presenti negli universi seriali futuri in modo coerente. Nel Rebuild la questione non sembra così complicata, ma allo stesso tempo rimane molto vaga, in quanto non ci viene spiegato nel dettaglio né cosa accade nelle iterazioni precedenti, né tantomeno qual è la natura cosmica della realtà, come avviene invece nel romanzo di Hogan e in Madoka Magica. D’altra parte il legame tra 戻す (modosu), “riportare qualcosa a uno stato precedente”, e 巻き戻す (makimodosu), “riavvolgere”, ci ha portato a ipotizzare che nel riscrivere il proprio sé passato Kaworu provochi il riavvolgimento e quindi il reset della linea temporale, con la conseguenza che a ogni reset l’unico a ricordare qualcosa è lui mentre le altre persone perdono tutto. Questa idea di reset temporale è comunque affine a quella del romanzo, poiché a parte chi riceve le informazioni future le altre persone rivivono la vita ignare di tutto ciò che succederà.
Infine, c’è un ultimo elemento importante da considerare. Nel romanzo i fili quantistici sono dei veri e propri filamenti energetici che si estendono nel tempo lungo tutti gli universi seriali, e insieme allo spazio-tempo definiscono la natura fisica della realtà. Se ben ricordate anche in Madoka Magica sono presenti dei fili, 糸 (ito), che in questo caso sono metafisici e riguardano la “causalità karmica”, 因果 (inga), associata a ogni individuo. A questo punto ci possiamo chiedere se anche nel Rebuild ci sia un concetto del genere, qualcosa che come dei fili invisibili colleghi tra loro passato e futuro, azioni e destino, persone e relazioni con altre cose. Ebbene sì, abbiamo già visto che nell’espressione エヴァの呪縛 (Eva no jubaku), “vincolo maledetto degli Eva”, è presente il logogramma 糸 (ito), “filo”, indicando dunque che tra il pilota e il mecha c’è un legame talmente forte da essere come una stringa che confina i pensieri e la libertà del soggetto. Ma ovviamente la questione non si riduce a questo, è molto più profonda e ricca di sfumature interessanti che esploreremo ampiamente nel prossimo capitolo.

In definitiva, a valle di quanto detto finora, possiamo concludere che Madoka Magica è certamente una fonte d’ispirazione per il Rebuild, viceversa il romanzo Thrice Upon a Time non ha degli elementi in comune specifici con la tetralogia, ma si dimostra comunque un valido spunto, sia per la possibilità di riavvolgere il tempo, sia per il discorso della ripetizione degli eventi. Nel prossimo capitolo ci immergeremo nelle profondità del Rebuild ed esploreremo gli aspetti metafisici che permeano tutta la storia.


Il mistero continua nel capitolo 4.0.
Restate sintonizzati!

つづく