Sayōnara Evangelion: Il mistero, il miracolo, il confronto finale

Era la sera del 2 ottobre 2001, stavo facendo zapping in TV e all’improvviso incappai in un canale dove stava andando in onda un cartone animato. La prima scena che vidi fu quella di una gigantesca esplosione, e la cosa mi incuriosì. Neon Genesis Evangelion, questo il titolo dell’opera; L’attacco dell’angelo, questo l’episodio.
Incominciai a seguire quella storia tutti i martedì sera su MTV, guardando le repliche il sabato dopo pranzo. “Il mistero, il miracolo, lo scontro finale”, così recitava lo spot che pubblicizzava l’anime. Ricordo la tensione per l’operazione Yashima, l’atmosfera frizzante per il balletto sincronizzato, la suspense per la realizzazione del miracolo, e l’angoscia claustrofobica che man mano prendeva piede. Fu la svolta. O forse fu il baratro. Misteriosi monoliti parlavano in modo enigmatico di argomenti imperscrutabili; ragazzi e ragazze adolescenti avevano lunghi flussi di coscienza dove si confrontavano con sé stessi, con le proprie paure, i propri traumi e i propri desideri; adulti che avrebbero dovuto avere delle idee chiare su come guidare i giovani e il mondo, vivevano invece immersi nei dubbi, nell’inquietudine, ognuno perso nei propri drammi interiori. Il coro dell’Hallelujah di Handel e soprattutto la Nona Sinfonia di Beethoven amplificarono enormemente, probabilmente troppo, il fascino che provavo guardando quell’opera. Ormai non ci capivo più niente: cosa volevano gli angeli? Quale segreto c’era dietro il Progetto per il Perfezionamento dell’Umanità? Cos’era la Lancia di Longinus? E l’A.T. Field? E l’LCL? Eppure, nonostante le tante domande e le numerose fascinazioni, ciò che mi aveva rapito di più era l’introspezione, l’indagine psicologica che i personaggi, in particolar modo il protagonista, svolgevano su sé stessi, esplorando il proprio animo. E quando arrivò il 26 marzo 2002 l’emozione fu indescrivibile, almeno agli occhi, alla mente e al cuore del me stesso di allora. L’episodio finale, La bestia che gridò AMore nel cuore del mondo, ebbe un tale impatto su di me da diventare un vero e proprio punto di riferimento.
«Io voglio stare qui!»
Cielo azzurro, un sorriso incerto, applausi, sipario. Fly me to the Moon.

Il forte legame con questa storia andò avanti per qualche anno, se non ricordo male all’inizio leggevo degli articoli a tema su Eva-Italia e mi pare anche su qualche altro sito, poi qualcosa su Evageeks, ma in seguito il legame si affievolì negli anni successivi portando a un distacco pian piano più ampio. A quel punto era rimasto solo il manga realizzato da Yoshiyuki Sadamoto, che raccontava la storia in maniera simile all’anime ma al contempo si prendeva varie libertà che trovavo altrettanto interessanti e affascinanti; tuttavia, le uscite erano così distanti l’una dall’altra da influenzare poco la mia attenzione. Il legame si era rarefatto, e non avevo idea che ci fosse altro che bolliva in pentola. Se ben ricordo era il 2010, stavo facendo zapping in tarda serata e incappai in qualcosa di familiare: gli Eva contro il mio angelo preferito in una nuova veste grafica clamorosa. Su Rai 4 stava andando in onda la parte finale di Evangelion: 1.0, e fu molto carino vedere quella storia rivisitata. Fu un piacevole rincontro, ma non sapevo di cosa si trattasse e non ricordo di aver fatto alcuna ricerca in merito. Certo, è curioso il fatto che io sia incappato due volte in Evangelion facendo zapping. Casualità? Destino? Chissà.
Solo più tardi, nel 2012, l’interesse si ripresentò alla mia porta. Mentre cercavo qualche informazione sul manga di Evangelion, che ormai era entrato nella fase finale, scoprii che in Giappone stava per uscire il terzo film di quella nuova versione cinematografica. Fu così che conobbi i siti Distopia Evangelion e Dummy System, dove iniziai a leggere e a commentare articoli dedicati a quest’opera, condividendo idee e pensieri con tanti altri appassionati. In seguito, a settembre 2013 ci fu l’inaspettata proiezione cinematografica dei primi tre film del Rebuild of Evangelion, e fu incredibile poter vedere questa nuova storia sul grande schermo. Quando a novembre 2014 uscì il volume finale del manga un altro tassello del puzzle era stato messo al proprio posto, dunque mancava solo l’ultimo film della tetralogia che Hideaki Anno aveva iniziato anni prima.
Nel 2015 ho iniziato a collaborare come autore con il sito Distopia Evangelion, grazie alla fiducia riposta in me sono riuscito a scrivere il ProgettoEVA2015, una serie di articoli con lo scopo di analizzare e interpretare Evangelion considerando anche il contesto socioculturale e alcune dichiarazioni degli autori, ma senza pretese di completezza. L’idea non era quella di determinare un punto d’arrivo, bensì era quella di definire un punto di partenza da cui si potesse poi approfondire, risalendo, grazie alle fonti citate, alle fonti giapponesi ufficiali, che ovviamente sono molte di più di quelle da me usate all’epoca. Sebbene il 2015 avesse le carte in regola per ospitare la conclusione della storia ideata da Anno, il regista spiegò che ciò non era possibile, poiché a quel punto della sua vita aveva bisogno di rimettere a posto alcune parti di sé e voleva dedicarsi ad altri progetti.

Sono quindi passati altri anni, durante i quali ho aperto il sito Project EVA con l’idea di pubblicare qualche articolo o post a tema Evangelion in piena libertà. E devo dire che ricevere feedback positivi mi ha fatto piacere, perché i contenuti sono riusciti ad arrivare là fuori, nel mondo esterno, creando un piccolo spazio di dialogo. Quindi grazie a chi ha seguito e a chi segue tutt’ora questo mio piccolo progetto. Uno dei motivi principali che mi ha spinto a continuare questo percorso è stato un certo senso di interesse per la tematica affrontata dal Rebuild:

Eva è una storia di ripetizioni.
È la storia di un protagonista che attraversa molte volte le stesse esperienze difficili e si rialza costantemente.
È la storia dell’intenzione, del tentativo di avanzare, di andare avanti anche solo di poco.
È la storia della determinazione, della voglia di stare insieme, anche sopportando una vaga solitudine per la paura di entrare in contatto con gli altri.

Come si sarebbe conclusa questa nuova opera? Di quali temi avrebbe parlato? E in che modo li avrebbe trattati? Dopo oltre vent’anni da Neon Genesis Evangelion cosa avrebbe aggiunto il Rebuild a questa storia? Solo una rivisitazione con la propria dignità o qualcosa di più? Alla fine della fiera quale sarebbe stata l’essenza del Rebuild? Per scoprirlo abbiamo dovuto attendere il 2021.
In Shin Evangelion il riverbero dei fallimenti riecheggia infinite volte, ma nonostante questo, nonostante il vuoto che intrappola l’animo, ancora una volta e con una determinazione senza precedenti, Shinji si rialza per fare un passo avanti. Un passo avanti per prendere sulle spalle il peso delle proprie responsabilità, un passo avanti per districare i nodi irrisolti della propria esistenza, un passo avanti per comprendere e accogliere le molteplici sfumature della realtà, un passo avanti per entrare in contatto con gli altri e comunicare con loro, un passo avanti per smettere di commiserare sé stesso e impegnarsi per aiutare anche chi ne ha bisogno, un passo avanti fondato sulla volontà e sulla saggezza di scegliere un modo di vivere che non sia più ancorato al passato ma sia orientato verso il futuro. Un passo avanti che spinga davvero avanti, verso la propria autenticità.

A distanza di qualche anno dalla conclusione del Rebuild ho deciso di scrivere tre articoli dedicati a questa storia, in modo tale da chiudere definitivamente il cerchio, imprimendo alcune considerazioni su questa carta digitale e condividendole con chiunque voglia leggerle. Non sarà un’analisi che affronterà tutti i segreti e i temi del Rebuild, bensì esploreremo le tre questioni per me più interessanti. Dunque, niente approfondimenti su pergamene, angeli e Impact.
Nel primo articolo ci concentreremo sulla decisione che Shinji prende alla fine di Shin Evangelion, nel secondo indagheremo a fondo la figura di Kaworu e il significato più profondo che permea la vicenda, e infine, nel terzo e ultimo articolo analizzeremo alcune tematiche che portano alla maturazione di Shinji fino a porre fine a questa storia.

NB: il secondo articolo è quasi finito e uscirà prossimamente, mentre il terzo non l’ho ancora nemmeno pensato, però mi piacerebbe riuscire a farlo prima o poi.

1) Il miracolo (ottobre 2025)
Il climax di Shin Evangelion, la scelta finale. Qual è la decisione di Shinji? Scopriamolo insieme!

2) Il mistero (2026)
Gli enigmi di Kaworu e la metafisica del mondo. Qual è la verità dietro tutto ciò? Proviamo a scoprirlo!

3) Il confronto finale (?)
La risoluzione dei nodi e un sorriso autentico e determinato verso nuovi orizzonti. Quali sono i temi dell’opera? Scopriamolo, un’ultima volta!

Organizzare i pensieri per scriverli è stato difficile, soprattutto perché mi è capitato più volte di guidarli in una direzione che mi sembrava corretta, anziché lasciarmi guidare dalle informazioni per scoprire dove sarebbero andate a parare. Se all’inizio desideravo capire subito Shin Evangelion, in modo tale da godermi meglio la storia, al contempo mi rendevo conto che ciò non era possibile, perché ciò che ricevevo non era altro che l’immagine speculare dei miei pensieri. Dovevo strappare quel velo, mettere a tacere le impressioni a priori, e per farlo ci sono voluti tempo e pazienza. Ogni volta che mi sembrava di aver capito provavo a mettere alla prova il quadro di considerazioni raggiunto, se c’era ancora l’ombra di superficialità, di idee impulsive imposte senza una corrispondenza quantificabile, tangibile con le informazioni dell’opera, allora dovevo sondare i dettagli in modo più approfondito. Pian piano questo approccio ha cominciato a dare i suoi frutti, i pezzi del puzzle brillavano di luce propria senza più essere influenzati dalle mie proiezioni, ma soprattutto si incastravano senza forzature, in modo così limpido, coerente ed elegante da lasciarmi meravigliato. Era tutto lì, celato nei particolari verbali e visivi dell’opera, i significati, i rimandi, gli agganci, tutto era presente, pronto per essere scoperto e compreso. Splendido.
Ciò che leggerete è dunque il risultato di questo percorso, un’analisi dell’opera con annesse delle interpretazioni supportate dalle informazioni disponibili. Tuttavia rimane un’interpretazione, questo è bene metterlo in chiaro. Non è che non ci siano più dubbi e incertezze, non è così, soprattutto perché i leggendari Complete Record Collection degli ultimi due film potrebbero chiarire e spiegare meglio le intenzioni e le idee alla base del Rebuild. In tal caso, quando usciranno questi libri, magari potrei integrare o correggere gli articoli con le nuove informazioni disponibili. Non so, forse. Comunque, ancora una volta la mia idea non è quella di determinare un punto d’arrivo, bensì è quella di definire un campo base da cui sia possibile ammirare il panorama offerto da Evangelion, che sia al contempo un punto di partenza per esplorarlo meglio.
Per quanto mi riguarda, Evangelion è stato un percorso stimolante, interessante e perfino utile, sia come opera in sé, sia come strumento che mi ha fatto riflettere e che insieme ad altri mi ha accompagnato in tutti questi anni. Destino? Forse. Ma anch’io ci ho messo del mio, ho lasciato la porta aperta alla curiosità e all’interesse e ho seguito questa strada volontariamente, a volte con entusiasmo, altre volte con frustrazione, ma alla fine della fiera penso che mi abbia lasciato qualcosa di significativo, quindi va bene così.

Detto ciò, bando alle ciance, vi aspetto al prossimo articolo… restate sintonizzati! 🙂